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  ISTITUTO TECNICO COMMERCIALE E PER GEOMETRI
  "G. CERBONI"

Ai Dirigenti scolastici della provincia di Livorno

Al dirigente dell’ USR Toscana

Al dirigente dell'USP di Livorno

Alla Prefettura della provincia di Livorno

Alla Direzione USLNORDOVEST

Al Ministero dell'Istruzione

 

OGGETTO : COMUNICAZIONE URGENTE ANOMALIA INTEGRAZIONE DVR ISTITUTI  SCOLASTICI PROVINCIA DI LIVORNO

                     

La scrivente O. S. COBAS - Comitati di base della scuola di Livorno con la presente segnala con carattere d'urgenza una anomalia che si sta verificando negli istituti scolastici della provincia di Livorno. Nel provvedere ad effettuare l'integrazione del DVR( documento della valutazione dei rischi) in seguito all'emergenza covid 19, obbligatorio in tutti gli ambiti lavorativi, si prevede come modalità di ingresso a scuola del personale scolastico l'autocertificazione/autodichiarazione inerente lo stato di salute. L' Allegato 8, “Modulo di accesso in Azienda”, afferma infatti che il dipendente dovrà dichiarare: «di non aver avuto sintomi febbrili nella giornata odierna e di aver accertato in data odierna di non aver superato la temperatura corporea di 37.5 gradi, misurata prima di recarsi al lavoro; che nei prossimi giorni verificherà la propria temperatura corporea ogni giorno prima di recarsi al lavoro e solo in assenza di sintomi influenzali ed in assenza di temperatura superiore ai 37,5° si recherà al lavoro».

Non possiamo che esprimere tutta la nostra preoccupazione al riguardo per due ordini di motivi. Il primo attiene le conseguenze di natura  penale e civile in capo al singolo lavoratore, che si trova a rischiare il reato di falsa attestazione, in quanto costretto a dichiarare cose di cui non può essere a conoscenza, assumendosi inoltre responsabilità che sono  del datore di lavoro. Si deve inoltre sottolineare che questa autocertificazione non diminuirà affatto  le responsabilità del datore di lavoro mentre nello stesso tempo potrebbe aggravare quelle del lavoratore. Resta infine da chiedersi chi siano le figure preposte ad accertare che quanto dichiarato dal lavoratore corrisponda al vero. 

Il secondo ordine di motivi riguarda il rischio per la salute pubblica: stante il carattere aleatorio, interpretativo e di assoluta non scientificità di tale autocertificazione (di cui ogni scuola produce un modello diverso, fatto che già di per sé ne attesta la dubbia validità) e l'assenza di controllo da parte degli organi preposti in materia sanitaria all'interno delle singole istituzioni scolastiche, ci chiediamo se una tale pratica in realtà non possa diventare una seria fonte di pericolo di diffusione del virus, esponendo dolosamente la comunità a rischi la cui natura è purtroppo tristemente nota. I lavoratori e le lavoratrici della scuola nonché tutta la comunità di cittadini non saranno certo messi al sicuro dal rischio contagio tramite una semplice autocertificazione. 

Si confida in un ripensamento e nell'attuazione di una normativa organica e omogenea rispondente al buon senso e non a situazioni fantasiose e ricche di burocrazia. Si chiede agli uffici di cui all'oggetto se questa pratica di richiedere l'autocertificazione sia corretta, o se si possa conseguire qualche altra modalità meno invasiva per salvaguardare da un lato il diritto alla salute di tutti e dall'altro la privacy del personale dipendente facendo presente che la normativa vigente in tema di autocertificazione non sembra contemplare alcuna possibilità di autocertificare il proprio stato di salute.

 

Per i COBAS-Comitati di Base della Scuola di Livorno

                        Carlotta Cini

 

 Livorno 12 Giugno 2020

ARCHIVIARE LA DAD - NON SVENDIAMO LA SICUREZZA - NON SVENDIAMO LA SCUOLA

L’Unicobas ha combattuto fino dall’inizio la DAD, sostenendo lavoratrici e lavoratori contro Ministero e Dirigenti scolastici che pretendevano di renderla un sostituto della didattica vera, denunciandone disfunzioni e pericolosità.

Non vogliamo ora che sia regolamentata da contratto, perché non la vogliamo nel nostro contratto.

Non vogliamo che sia utilizzata, il prossimo anno, a supporto della didattica ordinaria per  tappare i buchi prodotti da governi che tagliano in continuazione.

La didattica a distanza va archiviata perché

  • è discriminatoria
  • non ha valore didattico, formativo e relazionale
  • mortifica la professionalità docente
  • non garantisce il diritto allo studio
  • scarica sulle famiglie l’istruzione pubblica
  • scarica su lavoratori parte dei costi fissi  e introduce impropriamente il lavoro agile nella scuola
  • foraggia le lobbies private dell’informatica regalando loro una massa di dati.

Le scuole devono riaprire in presenza e in totale sicurezza, per garantire diritto allo studio, al lavoro e alla salute per ogni componente della scuola.

Ecco cosa vuol dire sicurezza:

- aumentare il numero delle classi e dei posti docenza, costituire classi con numero di alunni più basso. Rivedere immediatamente il decreto sulla formazione delle classi e degli organici.

Basta classi pollaio. Le classi e i posti vanno creati ora, altrimenti la tanto sbandierata campagna assunzioni di settembre sarà la solita menzogna. Classi meno numerose agevolano, oltre all’apprendimento, il distanziamento, senza ricorrere a odiosi e ingestibili congegni di separazione.

- ampliare i posti di personale ATA, soprattutto collaboratore. Con il distanziamento La vigilanza e l’igiene richiedono un maggiore impegno anche in termini di personale.

- Individuare spazi scolastici idonei a tenere lezioni. Basta con i deliri della scuola all’aperto o nei cinema. L’edilizia scolastica era già un’ emergenza  che ora è ancor più  insostenibile: occorrono  risorse economiche concrete e interventi tempestivi.

- Intervenire seriamente sulla sicurezza degli ambienti. La scuola è l’unico settore in cui si riapre senza un protocollo INAIL, senza una sanificazione da parte di ditte specializzate. L’esame di stato fra pochissimi giorni partirà così. Quale fiducia nella riapertura a settembre?

- mantenere l’orario di lezione. Governo e Ministero pensano di risolvere la riapertura tagliando ore di scuola ai ragazzi, cioè attaccando il diritto allo studio e inaugurando pittoreschi sistemi di flessibilità oraria per docenti. Si sbagliano.

SOSTENIAMO QUESTE RIVENDICAZIONI

SOSTENIAMO LE LOTTE DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI DELLA SCUOLA

PER LAVORARE E STUDIARE IN SICUREZZA

 


UNICOBAS SCUOLA E UNIVERSITA'
Aderente alla Confederazione Italiana di Base
Sede regionale via Pieroni 27 - 57123  LIVORNO – Tel. 0586 210116  

Sito regionale: www.unicobaslivorno.it        e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Assemblea telematica territoriale Cobas – Comitati di Base della Scuola

Venerdì 29 maggio alle ore 18


Invitiamo il personale tutto delle scuole della provincia di Livorno a partecipare all’incontro, indetto dai COBAS-Comitati di Base della scuola, che si terrà sulla piattaforma Go-To Meeting venerdì 29 maggio alle ore 18 sul seguente ordine del giorno:
- Mobilitazioni
- Concorsi e assunzioni
- Organici 20/21
- Ripresa attività in sicurezza
- Prospettive del rientro a settembre

Chi volesse partecipare, per ottenere il link e la password utili alla connessione di accesso all’assemblea online, dovrà mandare una mail di richiesta all’indirizzo:

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L’UNICOBAS PARTECIPERA' ALLA MANIFESTAZIONE DI INSEGNANTI, PERSONALE SCOLASTICO,  STUDENTI E GENITORI CHE SI TERRA’ A LIVORNO MARTEDI’ 9 GIUGNO ALLE ORE 18 IN PIAZZA CAVOUR

 

LE SCUOLE A SETTEMBRE DEVONO RIAPRIRE IN SICUREZZA!

NO ALLE CLASSI POLLAIO  -   PIU’ CLASSI E PIU’ ORGANICO

NESSUNA DIMINUZIONE DELLE ORE DI LEZIONE!

SPAZI IDONEI E SICURI PER LE SCUOLE

LA DIDATTICA A DISTANZA  VA ARCHIVIATA !

 

  • VOGLIAMO LA SCUOLA VERA!
  • VOGLIAMO REALI RISORSE PER L'ISTRUZIONE!

9 GIUGNO – IN PIAZZA A FIANCO DI CHI VUOLE REALI GARANZIE PER IL DIRITTO ALLO STUDIO E ALLA SICUREZZA

 

26.MAGGIO.h.16.00/.DIRETTA.FACEBOOK.ASSEMBLEA.SINDACALE.UNICOBAS:30.anni.di.Unicobas

Si potrà seguire e intervenire sia su facebook che su zoom con le seguenti modalità:

 

Per POTER INTERVENIRE DE VISU E IN VOCE ALL'ASSEMBLEA CLICCARE SUL SEGUENTE LINK di Zoom:                                                                      https://zoom.us/j/96477019937?pwd=TmMwd0dUSWVnUnJ4bkRqazlFbkVDQT09

Se non già presente sul computer o sullo smartphone, il sistema farà SCARICARE L'APPLICAZIONE Zoom CHE permetterà DI COLLEGARSI ALL'ASSEMBLEA, PREVIO INSERIMENTO DELLA SEGUENTE PASSWORD: Unicobas

SI POTRA' COMUNQUE SEGUIRE L'ASSEMBLEA SU FACEBOOK, potendo intervenire solo via chat (anche alle domande in chat verrà data risposta). Il link per collegarsi alla DIRETTA Facebook è questo: https://www.facebook.com/events/256776358926136/  

Cliccare su  "Parteciperò".

AZZOLINA COMMISSARIATA?

Grosso scontro politico all'interno della maggioranza selle norme che regolano il concorso straordinario che sono contenute nel decreto legge 22 del 8 aprile, in discussione al Senato da un mese e mezzo. La prova a crocette (80 domande) secondo Azzolina si deve tenere tenere tra luglio e agosto, ovviamente in presenza.

Dall’arrivo del decreto scuola in Parlamento prima Leu e poi il Pd hanno presentato emendamenti per trasformare il concorso in una graduatoria per titoli in sintonia con i partiti dell’opposizione da Meloni a Salvini. Dopo un mese e mezzo di discussioni non si è ancora trovato un accordo, mercoledì si sarebbe dovuto votare il decreto in commissione al Senato, per poi farlo passare velocemente per l’Aula del Senato e alla Camera ma così non è stato ed il tempo stringe: entro il 7 giugno infatti deve essere approvato definitivamente!

Il confronto di mercoledì sera tra Azzolina  e gli esponenti del Pd e degli altri partiti per trovare una mediazione è finito senza accordo. La ministra ha proposto di mettere una clausola di emergenza nella legge per cui, nel caso di riemergere del coronavirus, i 32 mila docenti vengano comunque assunti a tempo determinato per l’anno prossimo rinviando la prova alla prima data utile. Il no di Leu ha trascinato con sé una parte della maggioranza. Mentre il M5S si è allineato alle decisioni della sua ministra, pur senza molta convinzione.  Le tensioni sono fino a dentro il ministero dell’Istruzione con il sottosegretario Peppe De Cristofaro (Leu) apertamente schierato con i sindacati e contro il concorso.

Nel Pd. si fa strada l'idea di “commissariare” la ministra che manterrebbe la «funzione politica», lasciando spazio ad un esperto di portare avanti gli aspetti tecnici perché «quello che inizierà a settembre sarà un anno di emergenza per gli studenti ed è necessario che se ne occupi un esperto». La figura individuata dal Pd sarebbe quella di Patrizio Bianchi, capo della task force per la programmazione della riapertura delle scuole, che però pare non abbia alcuna intenzione di andare oltre.
C’è tempo fino a martedì per arrivare ad una soluzione, da inserire in un emendamento del governo sul quale ormai non si può fare a meno di mettere la fiducia, visto il ritardo nella discussione. Difficile immaginare che lo scontro arrivi al punto di compromettere la maggioranza.

Per quanto riguarda il rientro a settembre continuano ad uscire le ipotesi più fantasiose, come ad esempio quella di riconvertire i cinema in aule scolastiche ed usare anche teatri e musei per fare lezione ma per ora non c'è ancora niente  di sicuro.

 

DI SEGUITO UN INTERESSANTE ARTICOLO DEL NOSTRO ALVARO BELARDINELLI (RAPPRESENTANTE RSU DELL'UNICOBAS AL LICEO MAMIANI) DI ROMA) APPARSO SU LA TECNICA DELLA SCUOLA

 Da 30 anni i docenti si sentono ripetere che primo diritto del discente è il “successo formativo”; e che primo dovere del docente è favorirlo in tutti i modi. Eppure una settimana fa la Ministra dell’Istruzione ci ha fatto sapere che — proprio nell’anno della “DaD” (“Didattica a Distanza”) — il vento è cambiato. Riferendo alla Camera, Lucia Azzolina ha detto: «Resta ferma la possibilità di non ammettere all’anno successivo studentesse e studenti con un quadro carente fin dal primo periodo scolastico».

Come può essere? Come si può dare per scontato che un alunno, il quale magari attraverso la “DaD” non ha recuperato gravi lacune pregresse, non le avrebbe invece recuperate con l’attività didattica in presenza? Non ci si rende conto che, in questo modo, il Governo sta scaricando sui docenti le responsabilità di uno Stato che — non essendo in grado di garantire il diritto alla salute a causa di 30 anni di tagli alla Sanità pubblica — non ha garantito altri diritti elementari, ivi compreso il diritto allo studio?

 

Imparare in 10 giorni quanto non appreso in 100?

Non basta: «Non sarà ‘6 politico’», ha aggiunto Azzolina. «Le insufficienze compariranno, infatti, nel documento di valutazione. E  per chi è ammesso alla classe successiva con votazioni inferiori a 6 decimi o, comunque, con livelli di apprendimento non consolidati sarà predisposto dai docenti un piano individualizzato per recuperare, nella prima parte di settembre, quanto non è stato appreso». Ovvero: imparare in 10 giorni di settembre, a 40 gradi, quanto si sarebbe dovuto apprendere in 100 giorni di primavera?

Pioveranno i ricorsi: forse, per la prima volta, motivati e giusti. Come si può sinceramente affermare che la “DaD” abbia efficacemente sostituito la Scuola tradizionale? Come sostenere che la relazione educativa e pedagogica tra docente e discente possa fare a meno del tempo disteso delle lezioni e del guardarsi negli occhi? Come trascurare l’importanza del controllo (e del timore del controllo), della battuta di spirito, e persino dello scontro che a volte può verificarsi (tappa necessaria nella crescita dell’adolescente)?

 

Simil-didattica a distanza

Senza relazione in presenza, la didattica non è più tale. Impossibile l’azione dell’insegnante: quella di accendere nel discente il fuoco della conoscenza; senza riempirlo di nozioni che con la “sophia” poco hanno a che fare.

Dopo tre mesi di simil-Scuola denominata “DaD”, gli allievi sono a volte, per forza di cose, divenuti serbatoi in cui versare nozioni attraverso filmati e letture autonome; altri sono diventati fini esecutori di test telematici, che li hanno sicuramente preparati alla competenza minimale di risolutori di quiz Invalsi. E ciò è accaduto malgrado la fantastica creatività di docenti preparati e validi (nell’aula); perché gli sforzi più encomiabili non possono rimpiazzare la relazione corporea e fisica tra insegnante e allievo, prerequisito indispensabile di quanto si può a buon diritto considerare didattica, e che ha come fine lo sviluppo del pensiero critico e autonomo dell’alunno.

 

I ragazzi non ne possono più

Lo testimonia la stanchezza dei nostri ragazzi, l’abulia di molti, la tristezza dei più. Parecchi si sono convinti che la Scuola sia un rito vuoto, ove si può imbrogliare docenti che sanno di essere imbrogliati, ma che si accontentano di avere i documenti in regola, di poter dimostrare di aver “interrogato”, di essersi fatti inviare “prove scritte” fatte in casa, di averle regolarmente “corrette” e “valutate”.

Perché, allora, tutta questa draconiana insistenza sulla possibilità di “bocciare” e “rimandare” (come si diceva un tempo) proprio quest’anno, quasi nulla fosse? Sbaglierebbe chi malignasse che dietro cotanta insistenza si celi il malcelato progetto di far passare la “DaD” come attività ordinaria per la “scuola del futuro”?

 

«La “DaD” ha fatto anche cose buone»: ma è didattica?

Parafrasando il titolo di un celebre libro di Francesco Filippi, possiamo affermare che «la “DaD” ha fatto anche cose buone»: non lo si può negare. Soprattutto, ha permesso ai docenti di non perdere il dialogo e il contatto umano coi propri allievi. Però ha anche mostrato tutti i propri limiti, che sono quelli di qualsiasi surrogato. Non può e non deve sostituire la didattica vera, che è fatta di contatto umano immediato, di stimolo alle emozioni, di comprensione attraverso l’empatia delle persone (docenti e discenti) che scoprono insieme la realtà. Con buona pace dei “Paperoni” del web e dell’industria elettronica, che grazie alla quarantena mondiale hanno incrementato i propri “fantastiliardari” profitti.

 

Il silenzio degli esclusi

Inutile poi ricordare il gran numero di discenti esclusi di fatto dalla “DaD”: perché la loro famiglia non può permettersi la connessione (16,4%) o gli apparecchi elettronici (24,5%), o perché in famiglia c’è un solo dispositivo per più familiari (33,5%), o perché la connessione non è stabile né veloce (48,5%). Malgrado i famosi 85 milioni.

E la statistica non tiene conto degli esclusi per immaturità o per deprivazione culturale di base (ancorché dotati di costosi “device”): quelli che — come tutti i ragazzi da quando esiste l’umanità — hanno bisogno comunque di un adulto che li guidi, affettivamente, emotivamente, empaticamente; non di un computer che surroghi l’adulto. Per quanto ancora fingeremo di non saperlo, noi adulti?

 

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